Già dopo il primissimo vagito il neonato apprezza e "comprende" l'armonia di Mozart, Schubert e Chopin ed è addirittura sensibile alle variazioni tonali e alle dissonanze.
24 Febbraio 2010
I ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele e della
Divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico San Raffaele di
Milano hanno scoperto, mediante l’utilizzo della risonanza magnetica
funzionale (FMRI), che esiste nei neonati un meccanismo neurale alla
base della comprensione di uno dei più antichi linguaggi dell’uomo: la
musica.
La domanda che tuttora si fanno i neuroscienziati è se la comprensione
della musica a livello cerebrale sia il risultato di una lunga
esposizione alla musica (come avviene nella vita, dall’infanzia in poi,
fino agli alti livelli di esperienza che riguardano i musicisti) o se
invece esiste nell’essere umano una predisposizione neurobiologica che
si è evoluta con l’uomo e che ha permesso la produzione e la
comprensione della musica.
Lo studio ha posto le basi per una
risposta. Gli scienziati hanno studiato con la risonanza magnetica
funzionale l’attività del cervello in neonati di 24-48 ore di vita,
quando l’esperienza uditiva alla musica è ancora minima o nulla. Hanno
presentato ai bimbi, attraverso delle piccole cuffie, brani di musica
classica tratti da autori come Mozart, Schuman, Schubert, Chopin, ecc.
I
risultati provano che già nelle prime ora di vita si attivano
nell’emisfero destro gli stessi sistemi neurali presenti e attivati
negli adulti esposti da tempo alla musica.
La riprova è che
sottoponendo i bambini all’ascolto degli stessi estratti di musica resi
dissonanti o alterati nella struttura, non si attiva più l’emisfero
destro (quello artistico) bensì entrano in gioco strutture
dell’emisfero sinistro (deputato al ragionamento e alla comprensione
del linguaggio).
Questa scoperta evidenzia che già dalla nascita
è presente un’architettura neurale e una specializzazione emisferica
per la elaborazione di processi musicali. Inoltre dimostra che il
cervello dei neonati è già sensibile a variazioni della chiave tonale e
alle differenze tra dissonanza e consonanza musicale.
Afferma
Daniela Perani, docente di psicologia fisiologica presso l’Università
Vita-Salute San Raffaele ideatrice e coordinatrice dello studio: “E’
solo un piccolo tassello in più che aggiunge conoscenze sulle origini e
lo sviluppo di questa capacità universale degli esseri umani. Il
cervello è evoluto in modo tale da possedere sin dalla nascita quelle
strutture necessarie all’elaborazione di funzioni complesse come la
musica. Senza questa evoluzione non avremmo percepito, compreso e
nemmeno prodotto quei capolavori della musica che rappresentano uno dei
massimi livelli delle possibilità del cervello umano. Questo studio
apre anche nuove prospettive di ricerca che dovranno dimostrare il
ruolo di queste strutture dell’emisfero di destra, specializzate per la
musica e già funzionalmente attive alla nascita, anche per
l’elaborazione degli aspetti musicali del linguaggio quali la prosodia.
E’ questo un elemento fondamentale per l’acquisizione del linguaggio
nell’infanzia, dalla comprensione delle singole parole fino alla
successiva costruzione di frasi e quindi di funzioni di linguaggio
complesse come la sintassi. ”